30 Aprile 2008

Vocabolario Lucchese-Italiano seconda puntata: dalla F alla E

Ed eccoci alla seconda puntata di "impariamo a parlà lucchese!" sò che non aspettavate altro e quindi s'incomincia!


fàva:

1) pene.  "c'ha una popò di fàva!"2) in senso lato, tonto, biscaro etc "oh fàva un lo vedi ti stà a piglià per il culo!"
fiòcco: culo. E' un modo di parlare bene di fronte ai bambini. Eufemismo per non dire "culo". Es.: L'ho presa nel fiocco!, al posto di L'ho 'uta 'n culo!
fistià: si dice quando si sente un dolore acuto. Es.:"Fistia per terra!"
fìstio: patta, parte davanti dei calzoni che si può aprire per permettere agli uomini d'orinare. Es.: "Mi s'è rotta la cerniera del fistio"
fòo:  fuoco. Es.: "Morì a fòo lento", ovvero dopo lunga e penosa agonìa. Usato anche come rafforzativo Es: "Domani ti garba se si và si và al mare?" "A foò!"
formìcola: formica
fottìo: grande quantità. Es.: C'era un fottìo di gente. Es.: Vel filme l' m'è garbo'n fottìo. I giovini usano con lo stesso significato"casino". Es.: C'era un casino di gente. Es.: Vel filme lì m'è garbo un casino.
frignà:  piangere, fare le bizze. Es.: Un c'è mia bisogno di frigna' tanto.
frullà: gettare, scagliare via lontano. Es.: "Smettilà di fà casino o te lo frullo via quer coso!"
fuffìgno: truffa, fare le cose di nascosto. Es:"C'affuffigni li da solo?"
ganghèra: a rotoli, male, trasandatamente, superficialmente. Es: Bada ‘asa fatta a gànghera. Es: Se ti serve un meccànïo, un chiamà lú là che fa de’ lavori fatti a ganghera che un n’hai un’idea
gànzo 1)gagliardo, forte, divertente.Es"o come sei ganzo!" usato anche in combo "Ganzo bao quel filme!" o "Ganzo a fòo"2) amante. Es.: Ma a vedé Titànicche un ci andiedi ‘on te? Nòe, ci sarai ita cor ganzo.
garbà: usato in lucchese sempre al posto di piacere, in tutti 'ssensi, sia preferi' che esse 'nnammorato. Es.: Via, bimbo, scèglie vello che ti garba di più! Es.: Un ti garberà mia la Polly? Usato spesso in combo "Mi garba Bao" "mi garba Ammodo" "ti garba a Fòo" .
gavòrchio: 1) chiodo forgiato a mano, prodotto tipico della zona di Gombitelli (i gavorchi di Gombitelli). Se ne trovano ancora conficcati in vecchi muri o travi. Per la loro forma, non certo accurata, per antonomasia, in dialetto lucchese, si definisce "gavorchio"… 2) … una persona brutta o dal carattere estroso che non ha per niente grazia né garbo, brutta e fatta male. Es.: Vòi sortì con lellì, ma un lo vedi che è un gavòrchio? Si dice anche di un'opera non riuscita bene. Es.: Bada gavorchio che hai fatto!
ghìgna: viso, muso si dice anche di chi ha il muso lungo. "Ma che ghigna c'hai?"
ghiòvo: impacciato, pesante, rozzo. Da "ghiova" (o "diova"), comune zolla di terra. Es.: Con lullì 'un mi ci vo' davéro marità, perché è ghiovo!
ghiózzo: 1)Vedi ghiòvo. 2) pesce, conosciuto anche come bavosa
gingillàssi: perdisi in chiacchiere e/o perdere tempo. Es.: Moviti 'on vella mestola! Un ti gingillà!
granàta: scopa
imbriaà ubriacare. Usato anche in senso figurato. Es.: Imbriaa' qualcun di discorsi.
imbroccà: fare la cosa giusta, scegliere la giusta soluzione, colpire il bersaglio. I balestrieri, durante gli allenamenti, erano soliti colpire le brocche con le loro frecce. Da qui il termine "imbroccare", come a significare "fare centro", "colpire nel segno Es: "Oggi un'imbroccò una!"
imbuà: prendere una direzione precisa, infilarsi. Es.: "imbuà ver viottolo che ci si fà un trombone"
imbuàssi: nascondersi. Es.: "Andiamo a imbuassi in quell'androni."
impelagàssi: mettersi nei pasticci e non sapercisi più levare.
impiàstro: persona fastidiosa, noiosa, pallosa. Es:"Ma silvia che impiastro sarà?"
incignà: 1) cominciare. Riferito spesso a cose da mangiare. Es.: Un incignà i biscotti sennò doventin fuffi se un si finiscin. 2) inaugurare, anche in senso ironico. Es.: Mariannaàne bada dànno, un ho visto ‘r paletto, ho ‘ncigno la machina nova. 3) rinnovare capi di vestiario. Es.: Hó ‘ompro la giacchetta nòva, ma prima di Pasqua un l’incigno al seguro.
inciospà: comportarsi da ciospo, cioè fa' le 'ose sprecise, sensa criterio.
infinocchià: mettere di mezzo, ingannare. Es.: "Te, di Pisa, voresti infinocchia' me che son di Lucca? O tordo"
infunàto:agitato, ansioso. Es.: In du' vai tutto 'nfunato? Molto occupato a fa' qualcosa, preso da varche fissassione.
ingollà:. Adoprato anco in senso figurato. Es.: Un me l'avi a dà vella notissia lì così brutta... m'hai fatto ingolla un boccone amaro!
intopà: 1)trafficare, spesso con scarsi risultati, almeno a detta di chi osserva. Es.: Me lo dici che 'ntopi? 2) manomettere, truccare in modo gaglioffo. Es.: Ho ‘ntòpo benebene ‘r vespìn, òra mi fa guasi novanta
io lài: molto usato nel dialetto lucchese, specialmente alla fine della frase, per enfatizzare, rafforzare. Secondo l'opinione del professor Riccardo Ambrosini, glottologo e professore emerito dell'Università di Pisa, si tratta di una bestemmia (o "moccolo", come si usa definirlo in dialetto lucchese) trasformata secondo le regole del perbenismo che contraddistingue i lucchesi: ; "io" sta per "dio", "lai" sta invece per "laido" o “ladro”.
ìto:1) andato, al participio passato. Dal latino "ire". Es.: So' ito alla fièra e ho compro le ciarde. 2) morto, defunto. Es.: E' ito. Pace all'anima sua.
labbràta:schiaffo, manrovescio. Es.: Escimi di torno, se no ti tiro una labbrata
làrda: ceffone. Es.: Se 'un la smetti ti tiro una larda che ti stiocco ner muro
lécca: botta, colpo. Es: "Hai visto lecca n'ha dato?"
legnàta: batosta, avvenimento negativo. Es.: Hai visto Andrea, l'ha lascio la dama: ha chiappo 'na legnata che chi sa vando si ripiglia.
lé: lei, ella.
lellà,lellì: quella là. Espressione utilizzata per indicare la persona di cui si parla.
levà * [v. tr.] 1) togliere. Va ben specificato che in lucchese non si usa assolutamente togliere, sempre e comunque levà. Es.: Lèviti di lì. Es.: Leva i piedi dal divano.
logrà: sfinire qualcuno chiedendo con insistenza. Es.: Sì, ti ci porto alle giostre, un mi logrà più.
lónze [s. f. pl.] Quelle che in italiano sono chiamate "maniglie dell'amore". Es.: Ho chiappo un colpo alle lonze che un mi risce neanco caminà
lòro: essi. In lucchese un s'usza mai essi, sempre lòro. Es:: E lòro che fan, venghin? Si, han ditto che venghin anco lòro. Es.: Lù è bravo, ma lòro èn méllio. Spesso si rinforsa e doventa lòrolà. Es.: Ma che dïan lòrolà che un l'intendo.
lullà,lullì: quello là. Espressione utilizzata per indicare la persona di cui si parla.



e così si è conclusa ance questa parte.. alla prossima ghiozzi!

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